Il minimo delle ultime cinque settimane vale 4.263 dollari l'oncia: l'oro spot ha toccato questo livello all'apertura del 16 settembre, è rimbalzato fino a 4.310 dollari e poi è scivolato di nuovo a 4.286 dollari, restando sotto la soglia dei 4.300. Da inizio settembre il metallo ha perso oltre il 3% e il minimo di giornata segna un calo di almeno il 9,3% rispetto ai 4.700 dollari superati brevemente a fine agosto. Nella stessa sessione, però, argento, platino e palladio hanno chiuso tutti in territorio positivo: la debolezza è dell'oro, non del comparto.
La sessione del 16 settembre: 47 dollari di escursione in poche ore
Tra il minimo di 4.263 dollari e il rimbalzo a 4.310 corrono 47 dollari, pari all'1,1% del prezzo di partenza. Un'escursione ampia per una giornata che si chiude, di fatto, in leggero ribasso.
Alle 7:35 del mattino il prezzo spot si attestava a 4.280,66 dollari l'oncia, in calo di 13,225 dollari, mentre i future con scadenza a dicembre perdevano 12,55 dollari a 4.320,25. I contratti dicembre sul COMEX sono rimasti poco mossi a 4.325,9 dollari. Il quadro di fondo resta quello della seduta precedente, chiusa con lo spot a 4.293,29 dollari (-0,1%) e i future a 4.332,80 (-0,4%).
Su trenta giorni il calo è di 92,4 dollari per oncia, pari al 2,1%. L'oro resta quindi sotto la zona di resistenza compresa tra 4.316 e 4.355 dollari, con il primo supporto individuato a 4.283.
Dollaro, rendimenti e petrolio: tre pressioni simultanee
Sul metallo prezioso pesano tre fattori che si alimentano a vicenda: il rafforzamento del dollaro, i rendimenti dei titoli del Tesoro statunitensi ai massimi pluriennali e un prezzo del petrolio sopra i 100 dollari al barile. Insieme spingono al rialzo le aspettative d'inflazione e, con esse, l'ipotesi di una politica monetaria più restrittiva.
L'indice del dollaro ha guadagnato lo 0,2% a 99,63 nelle prime ore del 15 settembre, rendendo l'oro più costoso per chi detiene altre valute. Il rendimento del Treasury decennale è salito al 5,04% il 15 settembre, il livello più alto dal 2007 secondo Reuters: per un'attività che non genera reddito, come l'oro, il costo opportunità di detenerla cresce di pari passo.
I prezzi dell'energia sono aumentati di oltre 3 dollari al barile dopo la sospensione delle operazioni di carico nel porto saudita di Yanbu, sul Mar Rosso, e l'interruzione delle attività in tre giacimenti petroliferi in Libia. Il Brent ha chiuso a 108,75 dollari al barile e il WTI ha superato i 106; secondo TradingEconomics il Brent si è poi mantenuto intorno ai 108 dollari e il WTI intorno ai 105, con il greggio europeo a premio di circa 3 dollari sul riferimento statunitense, pari al 2,9%.
«L'aumento dei prezzi dell'energia fa crescere l'inflazione. Un'inflazione più elevata può portare a tassi di interesse più alti. Questo non è un bene per l'oro», ha dichiarato Daniel Pavilonis, stratega di mercato senior di StoneX. «Attualmente i prezzi dell'oro fluttuano all'interno di un intervallo piuttosto limitato. L'oro potrebbe addirittura scendere ulteriormente se i tassi di interesse continuassero a salire.»
Argento, platino e palladio: il comparto non segue l'oro
Su quattro metalli preziosi, nella sessione del 16 settembre solo l'oro chiude in rosso. L'argento spot è salito dello 0,3% a 63,41 dollari l'oncia, il platino dello 0,7% a 1.772,32 dollari, il palladio dello 0,1% a 1.294,14 dollari.
| Metallo | Prezzo (USD/oncia) | Variazione di sessione |
|---|---|---|
| Oro spot | 4.286 | in ribasso dai 4.310 di mattinata |
| Argento spot | 63,41 | +0,3% |
| Platino | 1.772,32 | +0,7% |
| Palladio | 1.294,14 | +0,1% |
I valori vanno ancorati al momento della rilevazione: in uno snapshot precedente, alle 02:16 ET del 15 settembre, l'argento spot veniva scambiato a 63,12 dollari (-0,2%) e il platino a 1.769,49 (+0,2%). Le differenze rispetto ai livelli di chiusura riflettono l'ora del rilevamento, non versioni contrastanti dello stesso dato.
Livelli tecnici e cifre che non coincidono tra le fonti
Il quadro tecnico dell'oro si muove in un corridoio stretto: la resistenza principale è a 4.316 dollari, con estensione a 4.355 e poi 4.402; il primo supporto è a 4.283, seguito da 4.252 e 4.223. Tra supporto e prima resistenza ci sono 33 dollari di distanza.
| Livello | Prezzo (USD/oncia) |
|---|---|
| Resistenza 2 | 4.355 |
| Resistenza 1 | 4.316 |
| Supporto 1 | 4.283 |
| Supporto 2 | 4.252 |
Le fonti divergono su un dato non secondario: il picco di fine agosto. ZNews lo colloca oltre i 4.700 dollari l'oncia, Yahoo Finance oltre i 4.600: la differenza non è trascurabile, perché cambia la misura del drawdown di settembre. Analoga distanza sulla tempistica dei rendimenti: Reuters fissa il massimo del decennale al 5,04% del 15 settembre, il livello più alto dal 2007, mentre Yahoo Finance parla di un 5% toccato brevemente lunedì per la prima volta in quasi tre anni.
Anche il premio del mercato interno vietnamita cambia a seconda della conversione usata: le ricostruzioni oscillano tra 9,5 e 12 milioni di dong per tael (circa 37,5 grammi) sopra il prezzo mondiale, a seconda che si usi il cambio bancario o quello del mercato libero.
Cosa guarda il mercato oltre la decisione sui tassi
Con l'oro a 4.286 dollari e l'argento a 63,41, il rapporto oro/argento si attesta a circa 67,6: ogni oncia d'oro vale quasi 68 once d'argento. Il dato dice che la debolezza dell'oro non è una fuga dal comparto dei metalli preziosi, ma una rotazione al suo interno.
Il mercato prezza al 92% un rialzo di 25 punti base questa settimana, che porterebbe il tasso di riferimento nella fascia tra il 3,75% e il 4,00%: la decisione, di per sé, è già nei prezzi. Il calo delle ultime sedute è quindi una scommessa sul messaggio, non sul numero. L'esperto Tran Duy Phuong legge il ribasso pre-Fed come un segnale positivo, ricordando che il mercato dell'oro segue lo schema «vendi sulla voce, compra sulla verità», e indica un possibile recupero fino a 4.560 dollari l'oncia. Jesse Colombo, fondatore di BubbleBubble Report, traccia due scenari: con un rialzo di 25 punti base come previsto l'oro potrebbe comunque recuperare leggermente, mentre con tassi invariati il rimbalzo sarebbe più marcato. OCBC ha intanto alzato le stime, indicando 4.600 dollari l'oncia per dicembre 2026 e 69,70 dollari per l'argento.
Con il rialzo già scontato al 92%, il prezzo dell'oro non dipende più dalla decisione della Fed ma da come verrà comunicata: una mossa precauzionale contro l'inflazione energetica o l'inizio di un ciclo di inasprimento più lungo. Tra le due letture passa la differenza tra un rimbalzo tecnico e una nuova gamba ribassista.
Fonti
- ZNews/Vietnam.vn
- Báo Thanh tra/Vietnam.vn
- Thời báo Ngân hàng/Vietnam.vn
- VietnamPlus
- Báo Giáo dục và Thời đại/Vietnam.vn
- Báo Sức khỏe và Đời sống
- Báo Ninh Bình
- Báo Công thương
- Báo Tuổi Trẻ
- Yahoo Finance Italia
- MarketScreener Italia
- ANSA

