L'inflazione USA di settembre al 3,7% ha prodotto un movimento immediato sulle quotazioni delle materie prime. L'oro è sceso da 4.153 a 4.117 dollari l'oncia nei cinque minuti successivi alla pubblicazione del dato, mentre Bitcoin è scivolato da circa 83.860 a un minimo di 82.731 dollari — pari a 1.129 dollari in meno, circa -1,35% — e poi si è stabilizzato a 83.125. Il mercato legge il numero sopra le attese (3,6% il consenso) come un argomento a favore di un nuovo rialzo entro fine anno, con la data ancora aperta tra ottobre e dicembre.
L'oro perde 36 dollari in cinque minuti
Il calo è di 36 dollari l'oncia, cioè circa -0,87% tra i 4.153 dollari precedenti al dato e i 4.117 successivi. Prima della pubblicazione del CPI, nella seduta asiatica di mercoledì, l'oro spot quotava intorno ai 4.160 dollari l'oncia dopo aver toccato un massimo a 4.217 dollari lunedì. Il movimento riporta il metallo giallo verso l'area di supporto indicata a 4.100 dollari: una rottura sotto questo livello aprirebbe un rapido scivolamento verso i 4.000. Al rialzo servono 4.250 dollari per rafforzare un rimbalzo e 4.330 — la media mobile a 50 giorni — per puntare alla resistenza del triangolo a 4.500.
Argento a 59 dollari, dollaro vicino ai massimi
L'argento resta debole intorno ai 59 dollari l'oncia, con supporto immediato nella fascia 55-56 dollari e una rottura sotto quota 55 che porterebbe i prezzi verso i 50. La resistenza è fissata sulla media a 50 giorni vicino a 64 dollari; superata quella, il riferimento successivo è la media a 200 giorni a 72 dollari, soglia sotto la quale resta elevata la possibilità di ulteriori ribassi. Sul fronte valutario, l'indice del dollaro USA (DXY) si è attestato intorno a 102,16 mercoledì, dopo essersi ritirato da un massimo a 18 mesi — un fattore che pesa meccanicamente sui metalli.
I numeri che pesano: inflazione core al 2,6%
Oltre al dato headline, il mercato osserva l'inflazione core, che esclude cibo ed energia ed è la misura che la Fed guarda con più attenzione. A settembre è salita al 2,6% su base annua, sopra la previsione del 2,5% e in accelerazione dal 2,4% di agosto. Il CPI generale è passato dal 3,4% di agosto al 3,7%. Tra i due indicatori resta un cuneo di 1,1 punti percentuali (3,7 – 2,6), che segnala il contributo combinato di energia e cibo, esclusi dal core.
Il quadro energetico resta il motore di quella spinta. Natural Gas Intelligence collega l'aumento dei prezzi al rialzo delle quotazioni energetiche in un contesto di guerra in Iran, con la domanda di GNL ancora robusta. A conferma del legame, il prezzo della benzina ad agosto era superiore del 27,4% rispetto a un anno prima, secondo i dati del Bureau of Labor Statistics. Mercoledì il Brent è salito a 109 dollari al barile, dopo che le autorità saudite hanno segnalato un attacco a un edificio amministrativo di Aramco con un incendio contenuto.
La Fed e la scommessa su dicembre
Secondo la stima precedente al CPI, il mercato prezzava una probabilità dell'88% di un rialzo dei tassi a dicembre. Prima del dato CPI, i future indicavano dicembre piuttosto che ottobre come data dell'intervento. Il presidente della Fed di New York, John Williams, ha dichiarato questa settimana di attendersi ancora un rialzo entro fine anno. La Fed ha già aumentato il tasso di riferimento di un quarto di punto a settembre, portandolo nell'intervallo 3,75%-4,00%. Nel calendario restano il rapporto sui prezzi alla produzione di giovedì e le dichiarazioni del presidente della Fed Kevin Warsh: un dato più morbido attenuerebbe la pressione su oro e argento, una lettura più calda rafforzerebbe dollaro e rendimenti dei Treasury.
Analisi: perché l'oro scende nonostante l'inflazione alta
Sulla carta l'inflazione alta dovrebbe favorire un bene rifugio come l'oro. Il movimento di mercoledì dice il contrario, e la ragione è nei tassi: un rialzo rende più remunerativi i titoli che pagano interessi e alza il costo opportunità di detenere metallo, che non produce cedole. Una lettura possibile è che le due letture convivano: nel brevissimo periodo il mercato prezza i tassi, nel medio il differenziale tra inflazione e tassi nominali.
Per chi segue i prezzi, il valore pratico è duplice. Primo: i livelli tecnici contano quanto il dato macro nel determinare il movimento quotidiano — 4.100 sotto e 4.250 sopra per l'oro, 55 e 61,20 per l'argento. Secondo: la coincidenza tra un Brent a 109 dollari e un CPI energetico in spinta potrebbe indicare che la componente energetica resti il principale fattore di volatilità per entrambi i metalli, più della riunione Fed stessa.

