Il lingotto SJC ha chiuso il 2 ottobre 2026 a 141,1-144,1 milioni di VND per tael, 200.000 VND in meno su entrambi i lati del book rispetto alla chiusura precedente. Il dato finale racconta però una seduta a due velocità: in mattinata lo stesso marchio quotava 140,5-143,5 milioni, 800.000 VND sotto la chiusura del 1° ottobre. Tra l'apertura e le 16:28 il prezzo di vendita ha recuperato 600.000 VND, un segnale di tenuta della domanda interna in una giornata in cui il metallo giallo resta sotto pressione sui mercati internazionali.
I prezzi di chiusura: un unico livello di vendita a 144,1 milioni
Nella rilevazione del pomeriggio il prezzo di vendita più diffuso tra i marchi vietnamiti era 144,1 milioni di VND per tael. SJC, DOJI, PNJ, Bao Tin Manh Hai e Bao Tin Minh Chau vendevano tutti a quel livello, mentre i prezzi di acquisto si sono mossi in modo irregolare: BTMC è salito di 100.000 VND, Phu Quy è rimasto fermo e Mi Hong ha mantenuto il bid più alto del gruppo.
| Marcho | Acquisto (mln VND/tael) | Vendita (mln VND/tael) | Variazione acquisto | Variazione vendita |
|---|---|---|---|---|
| SJC | 141,1 | 144,1 | -200.000 | -200.000 |
| DOJI | 141,1 | 144,1 | -200.000 | -200.000 |
| PNJ | 141,1 | 144,1 | -200.000 | -200.000 |
| Bao Tin Manh Hai | 141,1 | 144,1 | -200.000 | -200.000 |
| Bao Tin Minh Chau | 139,9 | 144,1 | +100.000 | -200.000 |
| Phu Quy | 140,8 | 144,1 | invariato | -200.000 |
| Mi Hong | 142,5 | 144,0 | -200.000 | -200.000 |
Sul segmento degli anelli, SJC ha perso 200.000 VND su entrambi i lati chiudendo a 140,6-143,6 milioni, PNJ si è allineata a 141,1-144,1 e Phu Quy è rimasta stabile a 140,8-143,8. DOJI ha lasciato invariati i suoi anelli a 139,8-143,8 milioni.
Da -800.000 a -200.000: la forbice tra mattina e pomeriggio
La distanza tra il dato del mattino e quello del pomeriggio è il tratto più rilevante della seduta. Alle 9:34 il lingotto SJC era quotato 140,5-143,5 milioni, con un calo di 800.000 VND su entrambi i lati rispetto alla chiusura del 1° ottobre, quando si attestava a 141,3-144,3 milioni. Il venditore ha poi recuperato 600.000 VND, equivalenti allo 0,42% del minimo di giornata (calcolo sul rapporto tra il recupero e il prezzo di vendita più basso, 143,5 milioni).
Alla stessa ora della mattina SJC quotava gli anelli da 1 a 5 tael a 140-143 milioni, DOJI indicava 139,5-143,5 sugli anelli 9999 e Phu Quy 140,3-143,3, con un calo di 500.000 VND su entrambi i lati. Lo spread tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita sul lingotto SJC non si è mai ristretto sotto i 3 milioni di VND nel corso della giornata.
Sul mercato mondiale 56 dollari di oscillazione e la Fed al 31%
Il prezzo spot dell'oro si aggirava intorno ai 4.191,5 dollari l'oncia nel pomeriggio, equivalente a 132,4 milioni di VND per tael al cambio Vietcombank, tasse e commissioni escluse. La seduta è stata ampia: apertura a 4.180 dollari alle 7:00 ora locale, picco a 4.194, minimo a 4.138 e recupero di circa 40 dollari dal punto più basso. Tra estremi la forbice vale 56 dollari, l'1,35% del minimo. Il 1° ottobre il metallo aveva chiuso a 4.162 dollari (+8), con il future di novembre 2026 a 4.187.
Il quadro macro pesa sui prezzi. I dati pubblicati il 30 settembre hanno mostrato un'inflazione statunitense di agosto inferiore alle attese e una revisione al ribasso del mese precedente. Il mercato prezza ora al 31% la probabilità di un rialzo dei tassi Fed a ottobre, contro il 45% precedente ai dati e il 69% di una settimana prima. A frenare il rialzo del metallo contribuiscono il rendimento del Treasury decennale ai massimi degli ultimi 20 anni, che alza il costo opportunità di detenere oro, e un dollaro più forte.
"Qualsiasi fattore che aumenti la probabilità di un rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed avrebbe un impatto negativo sul sentiment del mercato dell'oro", ha dichiarato David Meger, direttore del trading di metalli di High Ridge Futures. Un analista senior di XM Trading vede il trend di breve periodo ancora ribassista e non esclude un ritorno alla soglia dei 4.000 dollari l'oncia, soprattutto se il prossimo rapporto sull'occupazione riserverà sorprese positive.
Il premio interno vale l'8,8%, lo spread 3 milioni
Il confronto tra i due listini misura quanto il mercato vietnamita paga in più rispetto alla quotazione internazionale. Il prezzo di vendita SJC a 144,1 milioni di VND contro l'equivalente di 132,4 milioni dello spot lascia un differenziale di 11,7 milioni, pari all'8,8%. Sul lato acquisto il premio scende a circa il 6,6% (141,1 contro 132,4). Lo spread tra bid e ask sul lingotto resta di 3 milioni di VND, il 2,08% del prezzo di vendita.
Per chi opera allo sportello, il recupero di 600.000 VND tra mattina e pomeriggio si è verificato dentro una forbice che non si è mai ristretta. E il contesto internazionale resta la variabile dominante: sull'intera settimana l'oro ha perso oltre il 2% dall'inizio delle contrattazioni, secondo la stampa vietnamita.
La discrepanza su DOJI è una questione di orario
Le testate divergono sulla quotazione DOJI. Báo Đà Nẵng indica il lingotto a 141,1-144,1 milioni (-200.000), mentre Báo Quân đội Nhân dân riporta 140,5-143,5 milioni, un calo di 800.000 VND su entrambi i lati. La seconda quotazione coincide con il livello che DOJI mostrava in mattinata alle 8:35, secondo Báo Ninh Bình: le due versioni riflettono con ogni probabilità rilevazioni effettuate in momenti diversi della seduta, non un conflitto sul prezzo di chiusura.
Il test è già calendarizzato. Gli investitori stanno concentrando l'attenzione sul rapporto sui salari non agricoli statunitensi di settembre, il dato che può spostare le aspettative sui tassi. Secondo XM Trading, una sorpresa positiva sul fronte occupazionale americano è il principale rischio al ribasso per il metallo — e, per estensione, per un premio interno che oggi vale 11,7 milioni di VND per ogni tael di differenza rispetto allo spot.

