Oro in recupero dai minimi di otto settimane: spot fermo a 4.175 dollari

Il gold spot si muove poco e passa di mano a 4.175,98 dollari l'oncia, in flessione dello 0,15%, mentre il contratto con consegna a dicembre 2026 sale a 4.208,60 dollari (+0,69%). Dietro la calma apparente c'è un mercato che ha appena rimbalzato dai minimi delle ultime otto settimane e che adesso lega ogni movimento al PCE, l'indice dei prezzi delle spese per consumi personali atteso dagli Stati Uniti, e ai segnali della Federal Reserve. Il rimbalzo c'è stato, ma è ancora fragile: i rendimenti obbligazionari a lungo termine lo tengono compresso.

Il rimbalzo parte da 4.112 dollari, ma recupera solo un terzo del crollo

Il recupero è partito da 4.112 dollari l'oncia, appena sopra il minimo di oltre sette settimane di 4.110,5 dollari toccato lunedì. Da quel livello il metallo è risalito fino a un massimo di 4.189 dollari, con un guadagno di quasi 76 dollari, pari a circa l'1,8%. Nelle prime contrattazioni asiatiche l'oro viaggiava intorno ai 4.180 dollari.

Il movimento arriva dopo una seduta durissima: il 29 settembre l'oro ha perso quasi il 4%, il calo giornaliero più marcato dal 10 giugno, scivolando sui minimi dall'inizio di agosto. Nelle due sedute precedenti il metallo aveva lasciato sul terreno quasi 200 dollari l'oncia. Il conto è presto fatto: i 76 dollari recuperati coprono poco più di un terzo dei 200 persi, circa il 38%. È un rimbalzo tecnico, non un'inversione.

Spot e future dicembre: il premio delle scadenze vale 0,78%

Le due quotazioni di riferimento non si muovono nella stessa direzione, e la differenza è misurabile.

StrumentoPrezzoVariazione
Gold spot4.175,98 USD/oz-0,15%
Oro consegna dicembre 20264.208,60 USD/oz+0,69%

Lo scarto tra le due quotazioni è di 32,62 dollari per oncia, equivalente allo 0,78% del prezzo spot. Nei mercati delle materie prime è normale che le scadenze lontane incorporino le aspettative degli operatori e i costi di detenere il metallo fino alla consegna: il futuro dicembre prezza una ripresa che il mercato cash, al momento, non vede ancora.

Rendimenti e dollaro restano il freno principale

Il rendimento del Treasury a 2 anni, il più sensibile alla politica monetaria, si è raffreddato a 4,89%. Ma il confronto con le scadenze lunghe spiega perché l'oro non riesce a sfondare: il decennale resta al 5,25% e il trentennale ha superato il 5,61%, il livello più alto dal 2002. Tra il biennale e il trentennale corrono 72 punti base di differenza, e sono proprio i rendimenti lunghi a pesare sul metallo, che non genera interessi.

Il dollaro fa la sua parte: l'indice DXY si attesta a 101,42 punti, il massimo degli ultimi due mesi. Un biglietto verde forte rende l'oro più caro per chi acquista in altre valute.

Oro in recupero dai minimi di otto settimane, spot poco mosso a 4.175 dollari in attesa dei dati USA
Barre e monete d'argento: investimento in metalli preziosi. Foto di merwak. raw su Pexels

Le stime sulla probabilità di un rialzo dei tassi a ottobre variano sensibilmente tra le rilevazioni, e la divergenza è più temporale che sostanziale: si va dal 51,5% (in calo dal 70,9% del giorno prima) al 47,1% segnalato martedì, fino al 68% di un'altra lettura del CME FedWatch. Il ventaglio riflette momenti di calcolo diversi a cavallo dei dati sul mercato del lavoro.

I dati USA che hanno cambiato il quadro

Le offerte di lavoro JOLTS di agosto sono scese a 7,079 milioni, contro i 7,335 milioni di luglio e le attese degli analisti ferme a 7,225 milioni. L'indice di fiducia dei consumatori del Conference Board è crollato da 88,6 a 81,9 punti, il livello più basso dal 2014.

Il presidente della Federal Reserve di New York, John Williams, ha raffreddato le aspettative di una stretta immediata: "non c'è bisogno di affrettarsi". Peter Grant, vicepresidente e senior metals strategist di Zaner Metals, legge però il rialzo della giornata con prudenza: "Il movimento odierno è solo una correzione dopo il calo di ieri. Credo ancora che l'oro debba affrontare delle difficoltà piuttosto significative".

Energia e argento: due segnali opposti

Il petrolio resta una variabile a due facce. Il Brent è scambiato a 103,4 dollari al barile e il WTI a 89,61 dollari, con uno scarto di 13,79 dollari tra i due benchmark. Prezzi energetici elevati alimentano i timori inflazionistici e tengono viva l'ipotesi di una Fed più restrittiva, ma l'attenuarsi delle tensioni sullo Stretto di Hormuz ha allentato la pressione nelle ultime sedute.

L'argento ha invece trovato un sostegno dalla Cina: il PMI manifatturiero ufficiale è salito a 50,1 punti in settembre dai 49,8 di agosto, riportando le fabbriche in modesta espansione. Il metallo bianco ha recuperato l'1,23% a 61,27 dollari l'oncia, pur restando in una zona di debolezza tecnica.

I livelli chiave sul grafico dell'oro

Al rialzo, la prima resistenza è la fascia 4.190-4.222 dollari; oltre quella gli obiettivi successivi sono 4.238 e 4.254 dollari. Al ribasso, il supporto immediato è a 4.165-4.166 dollari, seguito da 4.112 e 4.071 dollari. Il prezzo resta sotto la media mobile a 100 giorni, indicata intorno ai 4.295 dollari, e sotto la media a 50 giorni a 4.300 dollari: finché non vengono riconquistate, il quadro di breve periodo resta sotto pressione.

In Vietnam i prezzi interni salgono di un milione di dong

Sul mercato interno vietnamita, i lingotti d'oro SJC sono quotati a 140,5 milioni di dong in acquisto e 143,5 milioni in vendita, con un rialzo di 1 milione di dong per tael su entrambi i lati rispetto al giorno precedente. Lo stesso movimento riguarda DOJI, PNJ, Phu Quy e Bao Tin Minh Chau, con gli anelli d'oro che si spingono fino a 143,8 milioni di dong per tael nelle quotazioni DOJI. Convertito al cambio di mercato, il prezzo mondiale equivale a circa 131,8 milioni di dong per tael: il premio interno resta quindi di circa 11-12 milioni di dong, un cuscinetto che chi compra al banco paga subito.

Cosa guardare adesso

La distanza tra il rimbalzo di 76 dollari e i 200 persi in due sedute è la misura esatta dello stallo: il mercato ha assorbito la vendita tecnica ma non ha ancora una ragione per ripartire. Il PCE, l'ISM manifatturiero e i Nonfarm Payrolls di venerdì sono i tre appuntamenti che possono sciogliere il nodo, in una direzione o nell'altra. Per chi segue i lingotti, il dato operativo da tenere a mente è un altro: con uno spread acquisto-vendita interno tra 3 e 4 milioni di dong per tael, l'oro deve salire parecchio solo per riportare in pari il conto.

Fonti

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