Prestazione Occasionale: Cos’è, Limiti e Come Compilare la Ricevuta

Un’attività di lavoro autonomo è occasionale quando viene svolta:

  • saltuariamente;
  • al di fuori dell’esercizio di arti o professioni, nonché di un eventuale rapporto di collaborazione coordinata e continuativa già in essere;
  • senza alcun vincolo di subordinazione, e senza che vi sia un’organizzazione di mezzi.

All’interno della categoria dell’attività occasionale, si distinguono due fattispecie: le prestazioni occasionali e il lavoro autonomo occasionale in senso stretto. Approfondiamo le caratteristiche delle prime, ossia di quei rapporti che hanno uno spiccato carattere di occasionalità. Tali prestazioni possono essere svolte dai lavoratori autonomi privi di partita IVA e si considerano occasionali solo se:

  • hanno una durata inferiore ai 30 giorni, riferita al singolo committente, per un ammontare complessivo che non può eccedere le 280 ore annue;
  • consentono di percepire compensi non superiori a 2.500 euro, riferiti a ciascun committente, con un tetto annuo di 5.000 euro.

L’anno di riferimento per i citati limiti è quello solare (1° gennaio-31 dicembre), mentre gli importi di intendono al netto delle trattenute fiscali.

Prestazioni occasionali: aspetti fiscali e dichiarativi

La percezione di un compenso di prestazione occasionale comporta l’obbligo di emissione di una ricevuta con applicazione della ritenuta d’acconto IRPEF pari al 20%. Questo significa che, se hai pattuito con il committente un compenso pari a 1.500 euro, il netto da te incassato sarà di 1.200 euro, ossia il lordo meno 300 euro di ritenuta (20% di 1.500 euro).

Quest’ultima sarà versata all’Erario dal committente che, entro il 7 marzo dell’anno successivo a quello in cui è avvenuto il pagamento della prestazione occasionale, ti farà pervenire una certificazione riassuntiva del compenso erogato e delle ritenute versate in qualità di sostituto d’imposta. Ricevute e certificazioni vanno conservate per 10 anni e ti serviranno per compilare la dichiarazione dei redditi. Infatti, i compensi derivanti dalle prestazioni occasionali rientrano nella categoria dei redditi diversi, vanno dichiarati (nel modello UNICO PF o nel 730) e tassati. In sede di calcolo dell’IRPEF dovuta, dall’imposta lorda andranno sottratte tutte le ritenute del 20% applicate all’atto del pagamento dei compensi percepiti nel singolo anno solare.

Come si compila la Ricevuta 

La ricevuta in esame si compila su carta semplice e deve contenere:

– i dati identificativi del committente, comprensivi di: codice fiscale e/o partita IVA e indirizzo completo del domicilio fiscale (nel caso di società, quest’ultimo corrisponde alla sede legale);
– i dati identificativi del prestatore occasionale, anch’essi corredati dell’indirizzo completo del domicilio fiscale (quello di residenza) e del codice fiscale;
– un numero progressivo della ricevuta con l’anno di riferimento, ad esempio: ricevuta n.ro 1/2018, se è la prima emessa nell’anno solare in corso, n.eo 2/2018 per la seconda e così via;
– una breve descrizione della prestazione svolta, con indicazione del periodo di tempo impiegato per l’esecuzione della stessa;
– l’importo del compenso lordo;
– l’importo della ritenuta del 20%;
– il totale netto da percepire;
– il luogo e la data: quest’ultima si riferisce al momento del pagamento della prestazione e non a quello della sua ultimazione.

Su internet puoi trovare diversi modelli di ricevuta già impostati ma ricorda di verificare che contengano tutti gli elementi sopra elencati.

Marca da bollo e spese rimborsabili in ricevuta

Se il compenso netto indicato nella ricevuta è superiore a 77,47 euro, sulla stessa devi applicare una marca da bollo (ora contrassegno telematico, acquistabile in tabaccheria) da 2 euro, con data anteriore o uguale a quella della ricevuta. Infine, nel caso in cui tu ti sia accordato con il committente affinché lo stesso ti rimborsi le spese sostenute per l’esecuzione della prestazione occasionale, ricordati di indicarle nella ricevuta. Di conseguenza, dopo l’importo lordo del compenso, inserirai le spese che ti verranno rimborsate e che, quindi, andranno a maggiorare il corrispettivo pattuito. Su questo importo totale dovrai calcolare la ritenuta d’acconto IRPEF del 20%.

Eccoti un esempio numerico: ipotizzando un compenso lordo pari a 1.000 euro e delle spese rimborsabili per 200 euro, dovrai calcolare la ritenuta del 20% su 1.200 euro (e sarà quindi pari a 240 euro), mentre il netto che incasserai sarà 1.000 + 200 – 240= 960 euro.

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