Tasso BCE: Cos’è il Tasso Ufficiale di Riferimento della BCE

Il tasso di interesse BCE è il tasso relativo al costo del denaro nell’Eurozona, cioè in tutto quel gruppo di paesi che usano l’Euro come moneta comunitaria. L’interesse BCE viene deciso dall’Eurotower, il centro economico direzionale che si trova a Bruxelles, ed ha un impatto non indifferente sui singoli mercati dei paesi facenti parte della zona Euro. Il tasso di interesse BCE viene stabilito basandosi su diversi parametri, che vengono comunicati mensilmente dopo una riunione di tutti i vertici BCE. La BCE, in realtà, impone diversi tassi a seconda delle operazioni da svolgere. I tassi si possono riassumere in questo modo:

  • interesse per le operazioni di rifinanziamento principale;
  • interesse per le operazioni di rifinanziamento secondario (o marginale);
  • interesse sui depositi BCE.

Il primo è il tasso ufficiale a cui riferirsi per le operazioni primarie. Esso determina anche il costo del denaro, importante per determinare i cambi con altre monete come la sterlina inglese o il dollaro americano. Questo tasso, tra l’altro, è il riferimento delle liquidità con cui la Banca Centrale Europea rifornisce le singole banche nazionali dei paesi della zona Euro. Attualmente il tasso BCE per le operazioni di rifinanziamento principale è allo 0,0%: in altre parole, su queste operazioni non ci sono interessi o rincari.

Il tasso per le operazioni di rifinanziamento marginale si attesta sullo 0,25%. Quello sui depositi è addirittura in negativo, attestandosi sul -0,40%. Secondo il direttore della BCE Mario Draghi, tuttavia, l’obiettivo di portare l’inflazione al 2% è ancora molto utopico. Tuttavia la BCE si pone come diktat quello di portare quest’obiettivo in commissione ad ogni riunione in modo che rimanga sempre saldo e non cada nel dimenticatoio.

Come funziona il tasso BCE

Il tasso BCE ha il compito di controllare e dirigere i tassi d’interesse delle banche dei singoli paesi. Proprio per la sua natura di “controllo” il tasso BCE è poco variabile. La sua scarsa variabilità serve a stabilizzare i costi delle operazioni per i singoli soggetti. Se fosse variabile con una forbice più ampia, infatti, i risparmiatori e i titolari di mutui a tasso variabile sarebbero penalizzati dal continuo cambio di tasso. I mutui a tasso variabile sono ormai una realtà determinante nell’ambito dei prestiti bancari per l’acquisto di casa. L’unico modo per i vertici BCE di tutelare i cittadini era proprio quello di stringere il più possibile la forbice di variabilità.

Tasso BCE

Tasso BCE

Bisogna anche considerare che il tasso BCE è stato pensato appositamente affinché tutte le banche dei singoli paesi potessero essere controllate. Il tasso BCE consente di monitorare i valori dei tassi di mercato, ed eventualmente di intervenire su essi.

Tasso BCE e mutui: cosa cambia?

Si è parlato della relazione tra tasso BCE e mutui a tasso variabile, ma cosa, in concreto, significa la loro correlazione? Il problema si è presentato in particolare all’alba della crisi economica del 2008, e soprattutto in relazione al tasso Euribor. Quest’altro tipo di tasso riguarda le contrattazioni sulla compravendita di denaro tra le banche dell’Eurozona. Nel 2008 questo tasso Euribor era molto alto a causa delle enormi liquidità in cui si trovavano ad affondare praticamente tutte le banche europee. La crisi, infatti, aveva fatto perdere di valore gli immobili e qualsiasi altro tipo di investimento, riversando sul mercato una liquidità impossibile da sostenere.

Proprio in quel momento venne emanato un decreto che imponeva alle banche di offrire mutui non solo indicizzati per l’Euribor, ma anche nuovi mutui con il Tasso BCE molto più controllato. In quel preciso momento storico i mutui a Tasso BCE non sembrarono una grande idea e non ebbero molta diffusione, poiché il tasso Euribor riuscì a rientrare piuttosto velocemente in un range controllato. Al giorno d’oggi, tuttavia, i mutui a Tasso BCE sono i più richiesti tra i mutui a tasso variabile. Il motivo è semplice da intuire: i risparmiatori vogliono un tasso sì variabile, ma che non possa metterli sul lastrico. Si può quindi sfruttare l’abbassamento della rata in momenti favorevoli del mercato, ma si sta abbastanza tranquilli che non ci siano sorprese in negativo.

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