ETF Petrolio: Come Investire nel Petrolio con gli ETF

Gli ETF (Exchange Traded Funds, fondi scambiati in borsa) sono fondi d’investimento di recente introduzione. A differenza dei tradizionali fondi di investimento nei quali è il gestore a decidere come investire il denaro versato dai sottoscrittori, gli ETF sono legati passivamente a determinati indici azionari di riferimento, i benchmark. Esistono così ETF legati all’indice della borsa di New York, altri collegati all’andamento del DAX, eccetera. Sono a loro volta scambiati in borsa come le azioni. Esistono anche ETF legati all’andamento finanziario di determinati beni tra cui il petrolio.

Gli ETF petroliferi

Anche se a rigore parlando di fondi legati al petrolio – cioè a un bene e non a un indice – sarebbe più opportuno fare riferimento agli ETC (Exchange Traded Commodities, cioè beni scambiati in borsa), è da rilevare che la borsa italiana offre un buon numero di ETF petroliferi (anche escludendo gli ETF con gestione parzialmente attiva, che presentano rischi di investimento relativamente alti, e che ora non prenderemo in considerazione). Esistono due mercati globali di riferimento del petrolio, uno legato al Brent, estratto nel Mare del Nord, e uno al West Texas Intermediate (WTI), di estrazione statunitense. I rendimenti dei due mercati differiscono in modo marginale, tuttavia presentando il WTI una maggiore liquidità rispetto al Brent (in rapporto 5:1), gli ETF legati al primo potrebbero garantire minori costi di gestione e saranno dunque da preferire.

Rischi e Benefici

Il prezzo del greggio ha subìto negli ultimi anni vistose e veloci oscillazioni e si trova attualmente in una fase medio-bassa: a inizio novembre 2017 il Brent costa circa 57 dollari al barile e il WTI circa 68 dollari. A metà 2014 il prezzo del petrolio aveva raggiunto i 100 dollari al barile, mentre ora alcuni analisti ritengono che il prezzo potrebbe scendere entro breve sotto i 30 dollari. Si tratta dunque di un bene più adatto al trading speculativo a breve termine che a essere inserito in un portafoglio di risparmio.

ETF Petroliferi

ETF Petroliferi

Anche se si tratta di un investimento rischioso per il risparmiatore prudente, è tuttavia da sottolineare che il petrolio sembra presentare un curioso andamento asincrono rispetto al mercato azionario globale: quando quest’ultimo si trova in una generale fase di rialzo, il petrolio – e nel nostro caso gli ETF correlati – registrano invece una diminuzione del prezzo. Alcuni analisti ritengono che possa avvenire anche il contrario. Dando fede a questa valutazione può valere allora la pena di mantenere in portafoglio una piccola percentuale di ETF petroliferi (3-4 per cento) che in fasi di debole mercato azionario facciano da parziale contrappeso. È infine da ricordare che la valuta di riferimento per il petrolio è il dollaro: oscillazioni del cambio euro/dollaro si ripercuoteranno sul valore degli ETF.

Un’alternativa all’acquisto di ETF o di azioni petroliferi può essere quella di mettere in portafoglio titoli petroliferi indiretti, cioè relativi ad aziende che si occupano dell’estrazione e della raffinazione del greggio o della distribuzione dei carburanti. Eventuali andamenti negativi del mercato petrolifero non si ripercuoteranno immediatamente sul valore di tali azioni, dando il tempo di decidere che cosa farne.

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