Plusvalenza: Immobiliare, Terreni e Cessione Azienda, Tassazione e Guadadni

La plusvalenza è un parametro che permette di valutare quanto sia incrementato il valore di un determinato bene in un determinato intervallo di tempo. Il bene può essere sia fisico, come un terreno, un appartamento, un oggetto d’antiquariato o un gioiello, sia di tipo finanziario, come un’azione o un bot. Comprendere il significato della plusvalenze è importante sia in ambito fiscale che finanziario.

Dal punto di vista fiscale, infatti, le plusvalenze sono strettamente collegate alle tasse da pagare. Dal punto di vista finanziario, invece, la plusvalenza rappresenta la differenza, purché positiva, tra il prezzo di vendita e di acquisto di uno strumento finanziario. Nel linguaggio finanziario, le plusvalenze vengono sempre più spesso indicate con il termine Capital Gain, ossia guadagno del capitale.

Aspetti Fiscali

Come già evidenziato, la plusvalenza rappresenta un incremento di valore di un bene, sia esso fisico o finanziario. La presenza di una plusvalenza, quindi, è indice di una capacità contributiva più elevata e come tale, esso è soggetto a tassazione. Bisogna tuttavia sottolineare che non sempre un bene che ha visto un incremento del proprio valore viene tassato. La tassazione della plusvalenza avviene esclusivamente quando il bene e quindi il suo incremento di valore rappresentano effettivamente un miglioramento della condizione contributiva del possessore.

Nel caso di un immobile, ad esempio, se esso viene acquistato a un determinato prezzo e venduto dopo diversi anni a un prezzo maggiorato, si potranno valutare le plusvalenze dopo aver calcolato l’inflazione e/o la rivalutazione dell’immobile. Non è detto, infatti, che l’immobile abbia avuto un incremento del proprio valore: in tal caso, quindi, non ci saranno plusvalenze. Può inoltre verificarsi un altro caso, ossia quello in cui è presente la plusvalenza ma essa non è soggetta a tassazione. Si parla quindi di plusvalenze con esonero da tassazione. Questa possibilità si ha quando ad esempio il bene in oggetto è stato ricevuto in donazione oppure se esso è stato acquistato almeno cinque anni prima della vendita.

Altre plusvalenze che non sono soggette a tassazione sono quelle che provengono dal collezionismo e dall’antiquariato. Gli oggetti antichi, infatti, pur generando delle plusvalenze, non rientrano nei beni soggetti a imposte. Particolare attenzione va posta invece sui gioielli in metallo prezioso: questi, infatti, generano plusvalenze tassabili a meno che non siano gioielli antichi.

Infine, vi sono le cosiddette Pex, ossia plusvalenze soggette a una riduzione della tassazione. Il termine Pex rappresenta l’acronimo di Participation Exemption e indica tutte quelle plusvalenze derivanti da investimenti in azioni o dalla partecipazione in enti o società.

La plusvalenza come strumento finanziario: il capital gain

In ambito finanziario si tende sempre più spesso a parlare di capital gain anziché di plusvalenza: si tratta solo di un inglesismo ma che indica esattamente la plusvalenza stessa. Nella maggior parte dei casi, si parla di capital gain in contesti legati ai titoli anche si esso può essere realizzato e calcolato anche in tutti gli strumenti finanziari come titoli di Stato, obbligazioni, valute e altro. Inoltre, va sottolineato che il capital gain non rappresenta il totale del rendimento di un determinato strumento finanziario ma esclusivamente la sua plusvalenza. Altre forme di rendimento possono essere ad esempio i dividendi o gli interessi che, però, non rientrano nella definizione e nel calcolo del capital gain.

Per comprendere quale sia la plusvalenza derivante dalla vendita di uno strumento finanziario è possibile calcolare il capital gain in due modi, ossia tramite valutazione del rendimento assoluto o relativo. Nel primo caso basterà valutare la differenza tra il prezzo di vendita e di acquisto. Se invece si vuole effettuare il calcolo in percentuale sarà necessario effettuare semplici calcoli che permetteranno di rapportare il rendimento assoluto con il prezzo al quale è stato acquistato lo strumento finanziario.

Dal punto di vista fiscale, il capital gain va inserito nella categoria redditi diversi. Bisogna inoltre fare attenzione, al momento della dichiarazione, al calcolo delle imposte che varia a seconda che si sia scelto il regime fiscale dichiarativo o amministrativo.

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