Bail In e Salvataggio Banche: Significato e Come Funziona

Molto spesso in televisione al telegiornale ed in trasmissioni economiche avrai sentito parlare del bail-in. Tradotto letteralmente significa “salvataggio interno”. Si tratta di una modalità di risoluzione per una crisi bancaria, che si attua attraverso un esclusivo coinvolgimento dei suoi azionisti, ma anche obbligazionisti e correntisti. In questo modo si cerca di assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca per ripristinare la fiducia di mercato.

Da parte loro però, sia gli azionisti che i creditori, non potranno subire perdite che siano superiori rispetto a quelle che possono sopportare in caso di liquidazione della banca. Vediamo allora come funziona questo “salvataggio interno” e soprattutto quali sono i rischi che causa e le sue caratteristiche principali.

Come funziona: le attività e passività del bail-in

In una situazione ordinaria, con totale normalità, la banca possiede un passivo di capitale e delle passività che possono essere sottoposte a bail-in oppure escluse, come nel caso de i depositi protetti. Quando le perdite aumentano e si crea una fase di crisi, si noterà che il valore delle attività si riduce radicalmente fino a causare l’azzeramento del capitale. L’autorità potrà quindi disporre il bail-in per permettere di ricostituire il capitale per mezzo della conversione delle passività in azioni. La funzione primaria di questo salvataggio interno è quindi quella di consentire alla banca di operare e continuare a offrire i servizi finanziari ai clienti. Le risorse finanziarie arrivano quindi dai creditori e azionisti che permettono di stabilizzare la situazione.

E’ opportuno ricordare che sono esclusi dal bail-in:

  • i depositi con protezione del sistema di garanzia, che hanno un importo fino a 100mila euro;
  • le passività garantite (inclusi i covered bonds) e quelle derivanti dalla detenzione di beni da parte della clientela (cassette di sicurezza o titoli in conto apposito);
  • i debiti verso i dipendenti, oppure quelli fiscali e commerciali;
  • le passività interbancarie che hanno durata inferiore a 7 giorni e quelle che derivano dalla partecipazione a sistemi di pagamento (durata inferiore a 7 giorni).

La gerarchia dei risparmiatori chiamati in causa

Per applicare il bail in si tiene conto di una gerarchia, in base alla quale chi investe in strumenti finanziari più rischiosi sarà il primo a sostenere eventuali perdite con la conversione in azioni. Terminate le cosiddette risorse “rischiose”, si passerà alle altre categorie. Per semplificare possiamo dire che si parte per esempio dai proprietari della banca, che sono gli azionisti esistenti: si agisce azzerando il valore delle loro azioni. Si passa poi alla selezione di alcune categorie di creditori: in questo caso sono le loro attività che vengono trasformate in azioni. In questo modo si punta alla ricapitalizzazione o riduzione del valore negativo qualora non siano state coperte le perdite.

bail in banca

bail in banca

La priorità del bail-in è, quindi, la seguente:

  • gli azionisti;
  • possessori di titoli di capitale;
  • creditori subordinati e poi i chirografari;
  • persone fisiche e piccole / medie imprese con depositi per l’importo oltre i 100.000 euro;
  • il fondo di garanzia dei depositi.

Da quando è applicabile il salvataggio interno

In Italia il bail in è previsto solo dal 2016, anche se la svalutazione o la conversione delle azioni e dei crediti è applicabile già dal 2017 quando viene considerata necessaria per evitare uno squilibrio o una situazione di precarietà. In base agli orientamenti che disciplinano gli aiuti di Stato, già adottati nel 2013 da parte della Commissione europea, prevedono che gli azionisti e i creditori subordinati vengano coinvolti prima dell’ipotetico supporto pubblico.

La legge prevede inoltre che le funzioni di risoluzione vengano interamente affidate alla Banca d’Italia. E’ stata designata come autorità di risoluzione italiana per poter così partecipare al Comitato Unico di Risoluzione e al Comitato delle autorità di risoluzione di EBA, l’Autorità Bancaria Europea.

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